Mar. 23rd, 2019
Flying angels
Mar. 23rd, 2019 01:07 pmFandom: Hamilton
Wordcount: 500
Rating: Safe
Iniziative: CowT 9
Le stelle più brillanti del circo, l'attrazione che tutti aspettavano con trepidazione, le vere celebrità che tutti sognavano di essere. Thomas e Gilbert, i gemelli francesi che tutti volevano ammirare durante le loro esibizioni, erano sempre pronti a tornare sui trapezi. Lassù dove tutto ciò che contava era la loro sincronia, il modo in cui si fidavano ciecamente l'uno dell'altro dopo anni ed anni di allenamento. Si gettavano nel vuoto sapendo che l'altro sarebbe sempre stato pronto a tendere la sua mano, dimenticandosi totalmente di ciò che c'era sotto di loro, rete compresa.
Alexander non aveva mai visto nulla di così bello in vita sua. Sembravano angeli in grado di conquistare l'intero cielo, quando si trovavano nel loro habitat naturale.
E il pubblico, ovviamente, li amava più di ogni altra cosa. Erano belli, avevano un accento esotico, ed erano così affiatati da far girare parecchie voci sul loro conto. Non che loro non facessero nulla per alimentarle.
Alexander lavorava per il circo da poco, ma Gilbert era stato uno dei primi ad accoglierlo. Nonostante fosse una delle star, parlava con tutti allo stesso modo ed era sempre pronto a dare una mano ai nuovi arrivati. Hercules, il costumista, gli aveva subito detto di chiedere qualsiasi cosa di cui avesse bisogno al francese, che sarebbe sempre stato pronto ad aiutarlo.
Il problema fondamentale era che, invece, il fratello era di tutt'altra pasta: elegante e bellissimo, certo, ma anche spocchioso e talmente irritante da non poterlo sopportare per più di cinque minuti al giorno. Sapeva perfettamente di essere la punta di diamante e si comportava come tale, pretendendo sempre il meglio senza perdere un secondo del suo prezioso tempo per aiutare. Alexander l'aveva visto poche volte, ma già lo odiava così tanto da non riuscire a stare nella stessa stanza con lui.
Il punto era che i due erano gemelli. Uguali. Perfettamente uguali. E Alexander finiva sempre per confonderli e chiedere cose imbarazzanti a Thomas invece che a Gilbert. Il dannato ogni volta si metteva a ridere e lo prendeva in giro, cosa che non faceva che peggiorare il suo astio nei suoi confronti.
"Davvero, come fai a stare sempre con tuo fratello? È odioso"
Aveva confidato a Gilbert. Lui aveva riso, divertito, per poi guardarlo e scrollare le spalle.
"Non saprei, a me non sembra così male. Siamo cresciuti insieme, per me è la persona migliore sulla faccia della terra."
Alexander sbuffò. Doveva immaginarselo, Gilbert era sempre troppo buono con tutti.
"Immagino tu abbia ragione."
"Sai, dovresti parlarci un po'. Secondo me, ti troveresti bene con lui, prima o poi."
Fece un'occhiolino che Alexander non sapeva come interpretare, ma decise di non chiedere nulla. Si limitò a borbottare, incrociando le braccia.
"Tu sei sempre troppo ottimista, Gil."
L'altro rise a bassa voce, con l'aria di chi sa decisamente troppo.
"Magari ne riparleremo quando cercherai di mettermi la mano nei pantaloni."
Alexander arrossì di colpo, e uscì di fretta dalla stanza. Altro che angeli, quei due gemelli erano diavoli arrivati direttamente dall'inferno.
Wordcount: 500
Rating: Safe
Iniziative: CowT 9
Le stelle più brillanti del circo, l'attrazione che tutti aspettavano con trepidazione, le vere celebrità che tutti sognavano di essere. Thomas e Gilbert, i gemelli francesi che tutti volevano ammirare durante le loro esibizioni, erano sempre pronti a tornare sui trapezi. Lassù dove tutto ciò che contava era la loro sincronia, il modo in cui si fidavano ciecamente l'uno dell'altro dopo anni ed anni di allenamento. Si gettavano nel vuoto sapendo che l'altro sarebbe sempre stato pronto a tendere la sua mano, dimenticandosi totalmente di ciò che c'era sotto di loro, rete compresa.
Alexander non aveva mai visto nulla di così bello in vita sua. Sembravano angeli in grado di conquistare l'intero cielo, quando si trovavano nel loro habitat naturale.
E il pubblico, ovviamente, li amava più di ogni altra cosa. Erano belli, avevano un accento esotico, ed erano così affiatati da far girare parecchie voci sul loro conto. Non che loro non facessero nulla per alimentarle.
Alexander lavorava per il circo da poco, ma Gilbert era stato uno dei primi ad accoglierlo. Nonostante fosse una delle star, parlava con tutti allo stesso modo ed era sempre pronto a dare una mano ai nuovi arrivati. Hercules, il costumista, gli aveva subito detto di chiedere qualsiasi cosa di cui avesse bisogno al francese, che sarebbe sempre stato pronto ad aiutarlo.
Il problema fondamentale era che, invece, il fratello era di tutt'altra pasta: elegante e bellissimo, certo, ma anche spocchioso e talmente irritante da non poterlo sopportare per più di cinque minuti al giorno. Sapeva perfettamente di essere la punta di diamante e si comportava come tale, pretendendo sempre il meglio senza perdere un secondo del suo prezioso tempo per aiutare. Alexander l'aveva visto poche volte, ma già lo odiava così tanto da non riuscire a stare nella stessa stanza con lui.
Il punto era che i due erano gemelli. Uguali. Perfettamente uguali. E Alexander finiva sempre per confonderli e chiedere cose imbarazzanti a Thomas invece che a Gilbert. Il dannato ogni volta si metteva a ridere e lo prendeva in giro, cosa che non faceva che peggiorare il suo astio nei suoi confronti.
"Davvero, come fai a stare sempre con tuo fratello? È odioso"
Aveva confidato a Gilbert. Lui aveva riso, divertito, per poi guardarlo e scrollare le spalle.
"Non saprei, a me non sembra così male. Siamo cresciuti insieme, per me è la persona migliore sulla faccia della terra."
Alexander sbuffò. Doveva immaginarselo, Gilbert era sempre troppo buono con tutti.
"Immagino tu abbia ragione."
"Sai, dovresti parlarci un po'. Secondo me, ti troveresti bene con lui, prima o poi."
Fece un'occhiolino che Alexander non sapeva come interpretare, ma decise di non chiedere nulla. Si limitò a borbottare, incrociando le braccia.
"Tu sei sempre troppo ottimista, Gil."
L'altro rise a bassa voce, con l'aria di chi sa decisamente troppo.
"Magari ne riparleremo quando cercherai di mettermi la mano nei pantaloni."
Alexander arrossì di colpo, e uscì di fretta dalla stanza. Altro che angeli, quei due gemelli erano diavoli arrivati direttamente dall'inferno.
Compromise
Mar. 23rd, 2019 01:26 pmFandom: Hamilton
Rating: Safe
Wordcount: 500
Warning: Circus!AU
Iniziative: CowT 9
Ad Alexander non piaceva il circo. Lo trovava stupido e volgare, pieno di cose fatte solo per stupire le menti piccole che non capivano quante menzogne ci fossero dietro quei numeri così mirabolanti. Ogni volta che veniva obbligato dal suo giornale a dover recensire uno di quegli spettacoli, provava un certo piacere a smontarli pezzo per pezzo, distruggendo la loro reputazione e mostrando a tutti quanto fossero inutili.
C'era uno spettacolo, però, che lo aveva rapito. O almeno, una persona in particolare, un equilibrista che si esibiva ogni sera con il suo circo da quattro soldi, ma era la cosa più bella che avesse mai visto. Aveva il volto di un angelo, e si muoveva con gesti ampi e precisi, senza mai mostrare la minima esitazione. Alexander era rapito dal suo volto e dai suoi occhi, e dai suoi capelli che si muovevano ogni volta che volteggiava e si muoveva con i suoi attrezzi. Aveva cercato ogni modo per evitare di dover recensire quel circo, sapendo che non sarebbe mai riuscito a parlar male di quel bellissimo uomo dal viso così innocente. Aveva nascosto a tutti il suo andare ogni volta che poteva a vederlo, e sperava sarebbe continuato a funzionare.
Una sera, però, il proprietario del circo lo riconobbe.
"Lei è uno dei critici del giornale, vero?! Per favore, venga con me, venga! Le mostro il dietro le quinte del nostro mirabolante spettacolo!"
Alexander cercò di trovare mille scuse per sottrarsi a quel supplizio, ma non riuscì a convincere l'uomo. Prima di rendersene conto si ritrovò dietro le quinte, dove decine di persone si stavano freneticamente preparando per i loro numeri. Era sporco, ed era confusionario, e Alex non sopportava l'odore degli scarti degli animali, ma ormai non poteva tirarsi indietro.
Seguì l'uomo per un breve tour, dove cercò di fargli vedere tutte le loro attrazioni, incensando ogni singola persona in modo così esagerato da fargli roteare gli occhi. Stava per rispondere per le rime, quando improvvisamente vide, poco lontano, quell'uomo che l'aveva rapito così tanto.
"Scusi, posso... Vorrei parlare con il vostro equilibrista."
"John? Oh, il ragazzo è sempre così impegnato..."
"Farò veloce."
Tagliò corto lui, e lo superò per avvicinarsi a John, guardandolo per un secondo. Da vicino, era ancora più splendido.
"John, vero? Piacere. Alex."
John sorrise, e gli strinse la mano che Alex stava tendendo. Era così bello, faceva quasi male guardarlo.
"Piacere, Alex. Sei qui per scrivere una recensione?"
"Io? Non... Non sono proprio un fan dei circhi, di solito..."
John rise piano, e incrociò le braccia, facendo l'occhiolino.
"Facciamo così, se scrivi qualcosa di carino su di noi, ti do un bacino sulla guancia."
Se volevano giocare, Alex sapeva come fare.
"Io non lavoro con il nemico. Se vuoi una buona recensione, come minimo mi devi una cena."
Il ragazzo sorrise, dolce. Alex si sentì sciogliere.
"Va bene. Affare fatto."
John annuì, per poi scappare via. Alex sorrise. Allearsi con i suoi acerrimi nemici non sarebbe stato poi così male, per una volta.
Rating: Safe
Wordcount: 500
Warning: Circus!AU
Iniziative: CowT 9
Ad Alexander non piaceva il circo. Lo trovava stupido e volgare, pieno di cose fatte solo per stupire le menti piccole che non capivano quante menzogne ci fossero dietro quei numeri così mirabolanti. Ogni volta che veniva obbligato dal suo giornale a dover recensire uno di quegli spettacoli, provava un certo piacere a smontarli pezzo per pezzo, distruggendo la loro reputazione e mostrando a tutti quanto fossero inutili.
C'era uno spettacolo, però, che lo aveva rapito. O almeno, una persona in particolare, un equilibrista che si esibiva ogni sera con il suo circo da quattro soldi, ma era la cosa più bella che avesse mai visto. Aveva il volto di un angelo, e si muoveva con gesti ampi e precisi, senza mai mostrare la minima esitazione. Alexander era rapito dal suo volto e dai suoi occhi, e dai suoi capelli che si muovevano ogni volta che volteggiava e si muoveva con i suoi attrezzi. Aveva cercato ogni modo per evitare di dover recensire quel circo, sapendo che non sarebbe mai riuscito a parlar male di quel bellissimo uomo dal viso così innocente. Aveva nascosto a tutti il suo andare ogni volta che poteva a vederlo, e sperava sarebbe continuato a funzionare.
Una sera, però, il proprietario del circo lo riconobbe.
"Lei è uno dei critici del giornale, vero?! Per favore, venga con me, venga! Le mostro il dietro le quinte del nostro mirabolante spettacolo!"
Alexander cercò di trovare mille scuse per sottrarsi a quel supplizio, ma non riuscì a convincere l'uomo. Prima di rendersene conto si ritrovò dietro le quinte, dove decine di persone si stavano freneticamente preparando per i loro numeri. Era sporco, ed era confusionario, e Alex non sopportava l'odore degli scarti degli animali, ma ormai non poteva tirarsi indietro.
Seguì l'uomo per un breve tour, dove cercò di fargli vedere tutte le loro attrazioni, incensando ogni singola persona in modo così esagerato da fargli roteare gli occhi. Stava per rispondere per le rime, quando improvvisamente vide, poco lontano, quell'uomo che l'aveva rapito così tanto.
"Scusi, posso... Vorrei parlare con il vostro equilibrista."
"John? Oh, il ragazzo è sempre così impegnato..."
"Farò veloce."
Tagliò corto lui, e lo superò per avvicinarsi a John, guardandolo per un secondo. Da vicino, era ancora più splendido.
"John, vero? Piacere. Alex."
John sorrise, e gli strinse la mano che Alex stava tendendo. Era così bello, faceva quasi male guardarlo.
"Piacere, Alex. Sei qui per scrivere una recensione?"
"Io? Non... Non sono proprio un fan dei circhi, di solito..."
John rise piano, e incrociò le braccia, facendo l'occhiolino.
"Facciamo così, se scrivi qualcosa di carino su di noi, ti do un bacino sulla guancia."
Se volevano giocare, Alex sapeva come fare.
"Io non lavoro con il nemico. Se vuoi una buona recensione, come minimo mi devi una cena."
Il ragazzo sorrise, dolce. Alex si sentì sciogliere.
"Va bene. Affare fatto."
John annuì, per poi scappare via. Alex sorrise. Allearsi con i suoi acerrimi nemici non sarebbe stato poi così male, per una volta.
Aiuti inaspettati
Mar. 23rd, 2019 05:30 pmFandom: JoJo's Bizzarre Adventures
Rating: Safe
Wordcount: 500
Iniziativa: CowT 9
Il sole batteva insistente, e Yoshikage già non ne poteva più. Pur essendo ben nascosto sotto il suo ombrellone, era impossibile riuscire a pararsi da tutti quei raggi, e la sua pelle chiara stava già cominciando a lamentarsi. Si era messo almeno 4 strati di crema protettiva, sembrava più una sogliola coperta di farina che un essere umano, ma non bastava minimamente. dannata estate, dannate spiagge, e soprattuto, dannata Killer Queen.
Il problema fondamentale, infatti, era che lo stand si era pesantemente appisolato di fianco a lui, la testa buttata sulla sua spalla, e il respiro che somigliava molto più ad una continua litania di fusa. Aveva entrambe le braccia abbarbicate intorno alle spalle di Yoshikage, e l'uomo non riusciva neanche più a muoversi decentemente. Ogni volta che provava a spostarsi anche solo di un millimetro lo stand soffiava piano, per poi tornare a fare le fuse tranquilla appena ritornava in posizione.
Morale della favola, Yoshikage era bloccato sotto l'ombrellone, senza poter rientrare in stanza e senza poter neanche coprirsi con un maglietta, pieno di crema ovunque, con un enorme gatto rosa abbarbicato addosso.
Cercò di pensare profondamente a tutta la vita che aveva vissuto fino a quel momento, cercando di capire esattamente quali mirabolanti eventi l'avessero portato a quella terribilmente disdicevole situazione. Era il karma? Una sorta di legge universale che cercava di punirlo per ciò che aveva fatto? Un modo per fargli capire che doveva cambiare stile di vita? Non era bastato venire picchiato ripetutamente da tutta la squadra di Higashikata per mesi e mesi? O a maggior ragione, non bastava sopportare il fatto di averli intorno tutti i giorni perché abitavano nella sua amata città?
A quanto pareva, no. Yoshikage sbuffò appena, tentando di concentrarsi sulla lettura del libro che aveva davanti. Ormai non ricordava neanche più di cosa parlasse, ogni volta finiva per rileggere la stessa frase senza riuscire a capirne il senso, il fastidio della pelle che bruciava lo distraeva da qualsiasi altra cosa.
Ad un certo punto, dal nulla, il sole si oscurò come nascosto dal mille nuvole. Yoshikage alzò la testa al cielo, e trovò effettivamente una piccola nuvola grigia sopra di sé, che copriva il sole impedendogli di passare. Era strano però, perché tutto intorno il cielo era terso e azzurro quanto prima. Yoshikage si guardò attorno, confuso, per poi notare un ragazzo con uno strano cappello in testa che lo guardava tranquillo.
Era uno degli amici della figlia di Jotaro, forse...? O qualcosa di simile. Yoshikage non sapeva come si chiamasse.
"Uh... Grazie?"
Il ragazzo sorrise appena appena.
"Sembrava stessi per bruciarti. Ma quel gattone è troppo bello per farlo muovere, così ho deciso di aiutarti."
Sussurrò, guardandolo. Yoshikage sbatté gli occhi un paio di volte, poi accennò un sorriso.
"Sei gentile. Vuoi... Leggere con me?"
Provò a proporre, non sapendo che altro dire. Il ragazzo si sedette accanto a lui e poggiò la testa sull'altra spalla, mettendosi a leggere silenziosamente scrollando la testa.
Yoshikage rise piano. Che pomeriggio quantomeno strambo.