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Fandom: Overwatch

Personaggi: Gabriel Reyes, Jesse McCree

Rating: Safe

Wordcount: 577

Iniziativa: CowT 9 - Settimana 4; Cadere e farsi male

Le spire si estesero in un movimenti unico ed armonioso, veloci e letali attorno al braccio di Gabriel. Un lampo, un secondo in cui tutto il mondo attorno a lui divenne nero, e subito dopo il comandante di Blackwatch si trovò a terra.
Non sapeva cosa fosse successo, riusciva a sentire in un angolo della propria mente che doveva essersi fatto male al braccio ed alla gamba, sentiva il bruciore acuto di tagli appena fatti sulla pelle. Sentiva in lontananza anche la voce di Moira, che sembrava stesse chiamando qualcuno, forse altri medici. Non lo sapeva, né era interessato a scoprirlo. Tutto il mondo attorno a lui sembrava lontano, era come essere chiuso in una bolla. Il suo stesso corpo sembrava appartenere a qualcun altro. Tutto ciò che Gabriel riusciva a sentire vicino a sé era quella voce, quel sibilo lontano, un fruscio indistinto nel quale il comandante non distingueva alcuna parola. Eppure, ne aveva paura. Una paura forte, cocente, totalizzante, come mai ne aveva sentite prima. Aveva paura perché quel sibilo era vicino, e tutto il resto, tutto il suo mondo, era lontano, sempre più lontano. La sua vita, il suo corpo, tutto sembrava star scivolando via dalle sue dita, ogni giorno di più.

Moira entrò nel suo campo visivo, e probabilmente avvolse un braccio intorno alle sue spalle, perché Gabriel si sentì sollevare lentamente. Avrebbe voluto parlare, e avrebbe voluto aiutarla, ma non riusciva ad avere alcun controllo sul proprio corpo. Tutto ciò che poteva fare era guardare mentre un paio di uomini che conosceva di vista si aggiungevano alla dottoressa, aiutandola a sollevarlo, e portandolo di peso fino al lettino, per farlo sdraiare. Sentì Moira chiamarlo ripetutamente, ma era come se i suoi nervi non volessero rispondere ai suoi diretti comandi. Era tutto troppo lontano, tutto troppo scuro.

Gabriel si era lasciato andare a quella sensazione di estraniamento, senza riuscire a capire come reagire. Il sibilo continuava ad avvolgere i suoi sensi e la sua mente, allontanandolo sempre di più dalla realtà, e Gabe si sentiva scivolare, sempre più a fondo, sempre più dentro quel buco di vuoto che lo circondava.
Poi, una voce ruppe ogni barriera, ogni distanza, squarciò la bolla che lo allontanava dal mondo esterno, e lo prese come un uncino, indicandogli la via di casa.

"Hey, boss! Boss! Stai bene? Moira, dannazione, ti avevo detto di smetterla!"

E Gabe, se avesse potuto, avrebbe riso. Perché la rabbia mista a preoccupazione di Jesse coloravano la sua voce, rendendo il suo accento più marcato del solito. Era divertente, ed era casa, più di ogni altra cosa in quel posto. E Gabe vide la strada di casa, e reagì con tutta la propria forza, rompendo la bolla e riemergendo per tornare in controllo del suo corpo, tranciando le spire di oscurità, ignorando il sibilo in fondo alla sua mente.

" Sto bene. "

Sussurrò solo, perché valeva la pena tornare dall'inferno solo per poter rassicurare il suo cowboy. E Jesse ignorò di colpo Moira, tornò a guardarlo, ed aprì un sorriso sollevato.
E Gabriel poteva sentire ancora quel sibilo, poteva avvertire le spire nere scivolare dentro al suo corpo, sotto la pelle, poteva sentire quel nuovo potere avvolgerlo e trascinarlo giù, sempre più giù, ma in quel momento non importava. In quel momento era ancora a casa, ancora per un po'. Ed ogni secondo in più in compagnia di Jesse McCree era abbastanza per ripagarlo di ogni sofferenza che sarebbe un giorno arrivata.

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