Coming home
Mar. 9th, 2019 12:12 pmFandom: JoJo's Bizzarre Adventures
Personaggi: Tomoko Higashikata, Joseph Joestar, Josuke Higashikata
Rating: Safe
Wordcount: 945
Iniziativa: CowT 9 - Settimana 4; Addormentarsi e sognare
Quando Josuke le aveva detto che aveva una sorpresa per lei, Tomoko si era sentita parecchio curiosa. Il figlio difficilmente le faceva delle sorprese, e spesso se ci provava finiva per combinare qualche guaio (che era poi il motivo per cui aveva smesso di farle). Quando poi le aveva detto che avrebbe potuto comunque andarsene quando voleva e non aveva alcun obbligo, si era preoccupata. Che cosa stava cercando di dirle? Cosa intendeva?
Era quello il motivo per cui, mentre aspettava in salotto, si sentiva così nervosa. Josuke le aveva sorriso, dicendole che non era successo nulla di male, ma quel ragazzo era sempre così imprevedibile. Era un bravo ragazzo, il suo amato figlio, ma ogni tanto era così testardo e così impulsivo che finiva per combinare guai nei momenti peggiori. Tomoko sospirò pesantemente, stropicciandosi le mani mentre aspettava che il figlio tornasse con la sua... Sorpresa.
Aveva pensato a mille possibilità, e ancora non era sicura di cosa potersi davvero aspettare. Aveva messo incinta qualche ragazza?! No, Josuke aveva paura dei bambini, non sarebbe stato così calmo se si fosse trattato di quello. Sembrava contento, invece. Quindi doveva essere qualcosa di bello. Ma quella preoccupazione per la sua reazione, quell'apprensione mal nascosta nei suoi occhi, era quello che la faceva impensierire. Beh, alla fine dei conti, non poteva fare altro che fidarsi di suo figlio.
Passò quella che a lei sembrò un'eternità, ma che in realtà doveva corrispondere giusto a qualche minuto. Josuke riaprì lentamente la porta di casa, e parlò a bassa voce con qualcuno. Tomoko si alzò di scatto dal divano, non aspettandosi che ci potesse essere qualcun altro, e sfoderò il suo sorriso più cordiale. Accidenti a Josuke, se avesse saputo che doveva portare qualcuno in casa avrebbe almeno riordinato il salotto, ma quel ragazzo faceva sempre tutto di testa sua e senza avvisarla per tempo.
Quando finalmente riuscì a vedere la persona che Josuke stava lentamente accompagnando all'interno della casa, l'aria si bloccò nei suoi polmoni. Tomoko guardò quell'uomo, le labbra semiaperte e ogni parola bloccata in gola. Si strinse le mani una con l'altra, cercando di parlare, ma nessun suono sembrava voler uscire. Fu Josuke ad intervenire, a quel punto.
" Non so se lo riconosci o cosa, immagino di sì, ma, ecco... Lui è Joseph. È venuto qui per... affari... e ha voluto conoscermi. Ho pensato che volessi rivederlo anche tu, e... Non sei obbligata a rimanere però, se non vuoi parlargli o... "
Tomoko ancora non sapeva cosa fare. Così lasciò che l'istinto prendesse le decisioni per lei, e attraversò la stanza, avvicinandosi a Joseph. Senza dire nulla aprì le braccia e lo abbracciò con forza, gettandosi forse con troppo entusiasmo su di lui, perché lo sentì barcollare appena sotto il suo peso.
" Tomoko... È un piacere vederti. "
Disse Joseph, con tono gentile, abbracciandola delicatamente. La sua voce era più sottile, meno profonda, provata dal tempo come tutto il suo corpo. Tomoko lo lasciò andare e si allontanò di un passo, per guardarlo attentamente. Era invecchiato parecchio, Joseph. Ma a lei non importava. Nei suoi occhi vedeva ancora quell'uomo brillante e gentile di cui si era perdutamente innamorata tanti anni prima, il padre del suo amato figlio, la persona che l'aveva fatta soffrire così tanto, eppure non aveva mai potuto allontanare dal suo cuore. Era incredibile, poterlo rivedere dopo così tanti anni. Tomoko aveva paura che potesse essere tutto un sogno. Doveva essersi addormentata, e quello era solo uno degli altri molti sogni che aveva fatto su quell'uomo.
Eppure, non era come i suoi sogni. In fondo, Joseph non era più l'uomo alto e forte che aveva conosciuto e che aveva sempre sognato, era provato dall'età, l'aria sempre carica di forza ed orgoglio sostituita da un'espressine dolce e serena, la sua mano ancora poggiata sul braccio di Josuke, che lo stava aiutando a sorreggersi. Tomoko si prese un secondo per guardare quella scena, suo figlio che sorreggeva con un braccio il padre che non aveva mai conosciuto, e che lei aveva tanto desiderato che potesse incontrare. Erano così simili, in fondo. Ora, vedendoli uno di fianco all'altro, Tomoko riusciva a vedere quanto il colore e la luce nei loro occhi fosse quasi uguale, come aveva detto tante volte a Josuke durante gli anni.
" Io... ciao, Joseph. Venite... venite dentro. Siediti, forza. "
Tomoko li accompagnò in casa, cercando di nascondere le mani che tremavano e la voce debole, provata dall'emozione. Quella scena, tutti e tre dentro la sua casa, Josuke che aiutava delicatamente Joseph a sedersi sul divano, quello era tutto ciò che lei aveva sempre desiderato, e anche di più.
Aspettò che Joseph fosse comodo, per poi guardarlo ancora. Stava cercando lentamente di riprendersi, e si ricordò in quel momento che c'era qualcosa di estremamente importante che doveva fare. Voleva parlare con Joseph, voleva sapere di lui, tornare a quel tempo in cui avevano passato giornate intere a parlare assieme, ma c'era qualcosa di assoluta importanza che aveva la priorità su tutto. Tomoko si piazzò davanti a Joseph, seduto sul divano, e lo guardò con un sorriso delicato.
" Joseph? "
L'uomo alzò lo sguardo su di lei, e sorride delicatamente, appoggiò entrambe le mani alle proprie ginocchia, e inclinò appena appena la testa di lato.
" Dimmi, Tomoko. "
Lei sorrise ancora, e poi, senza preavviso, alzò una mano, mollando un sono ceffone sulla guancia di Joseph.
Josuke, che stava andando i cucina a prendere da bere, si voltò di scatto sentendo il rumore dello schiaffo. Joseph si tenne la guancia con una mano, senza riuscire a nascondere la sorpresa.
Tomoko, invece, si sentiva estremamente soddisfatta. Sospirò di sollievo, e incrociò le braccia, un sorriso più disteso sul volto.
" ... Me lo meritavo. "
Commentò solo Joseph, per poi ridere a bassa voce. Tomoko rise piano a sua volta, e vide Josuke tornare in cucina scuotendo lentamente la testa.
" Sì, te lo meritavi. Ma ora, raccontami tutto. È un sogno averti qui. "
Riprese lei, sedendosi tranquillamente al suo fianco, e allungando un braccio per circondare le sue spalle. Joseph sorrise, e annuì lentamente.
" Mi dispiace. "
Disse a bassa voce, abbassando appena la testa. Tomoko sorrise appena, e scosse la testa un paio di volte.
" Lo so. Ora dimmi, cos'hai fatto di bello in questi anni? "
" Oh, fin troppe cose, mia cara... "
Tomoko si mise a chiacchierare con lui, lasciando che il tempo scivolasse via. Era tutto troppo limpido, per essere un sogno. Era tutto troppo vero, tangibile, un'eco di una vita che non aveva avuto, ma che aveva tanto desiderato. Ed era tutto molto, molto più bello di qualsiasi sogno lei avesse mai fatto.
Personaggi: Tomoko Higashikata, Joseph Joestar, Josuke Higashikata
Rating: Safe
Wordcount: 945
Iniziativa: CowT 9 - Settimana 4; Addormentarsi e sognare
Quando Josuke le aveva detto che aveva una sorpresa per lei, Tomoko si era sentita parecchio curiosa. Il figlio difficilmente le faceva delle sorprese, e spesso se ci provava finiva per combinare qualche guaio (che era poi il motivo per cui aveva smesso di farle). Quando poi le aveva detto che avrebbe potuto comunque andarsene quando voleva e non aveva alcun obbligo, si era preoccupata. Che cosa stava cercando di dirle? Cosa intendeva?
Era quello il motivo per cui, mentre aspettava in salotto, si sentiva così nervosa. Josuke le aveva sorriso, dicendole che non era successo nulla di male, ma quel ragazzo era sempre così imprevedibile. Era un bravo ragazzo, il suo amato figlio, ma ogni tanto era così testardo e così impulsivo che finiva per combinare guai nei momenti peggiori. Tomoko sospirò pesantemente, stropicciandosi le mani mentre aspettava che il figlio tornasse con la sua... Sorpresa.
Aveva pensato a mille possibilità, e ancora non era sicura di cosa potersi davvero aspettare. Aveva messo incinta qualche ragazza?! No, Josuke aveva paura dei bambini, non sarebbe stato così calmo se si fosse trattato di quello. Sembrava contento, invece. Quindi doveva essere qualcosa di bello. Ma quella preoccupazione per la sua reazione, quell'apprensione mal nascosta nei suoi occhi, era quello che la faceva impensierire. Beh, alla fine dei conti, non poteva fare altro che fidarsi di suo figlio.
Passò quella che a lei sembrò un'eternità, ma che in realtà doveva corrispondere giusto a qualche minuto. Josuke riaprì lentamente la porta di casa, e parlò a bassa voce con qualcuno. Tomoko si alzò di scatto dal divano, non aspettandosi che ci potesse essere qualcun altro, e sfoderò il suo sorriso più cordiale. Accidenti a Josuke, se avesse saputo che doveva portare qualcuno in casa avrebbe almeno riordinato il salotto, ma quel ragazzo faceva sempre tutto di testa sua e senza avvisarla per tempo.
Quando finalmente riuscì a vedere la persona che Josuke stava lentamente accompagnando all'interno della casa, l'aria si bloccò nei suoi polmoni. Tomoko guardò quell'uomo, le labbra semiaperte e ogni parola bloccata in gola. Si strinse le mani una con l'altra, cercando di parlare, ma nessun suono sembrava voler uscire. Fu Josuke ad intervenire, a quel punto.
" Non so se lo riconosci o cosa, immagino di sì, ma, ecco... Lui è Joseph. È venuto qui per... affari... e ha voluto conoscermi. Ho pensato che volessi rivederlo anche tu, e... Non sei obbligata a rimanere però, se non vuoi parlargli o... "
Tomoko ancora non sapeva cosa fare. Così lasciò che l'istinto prendesse le decisioni per lei, e attraversò la stanza, avvicinandosi a Joseph. Senza dire nulla aprì le braccia e lo abbracciò con forza, gettandosi forse con troppo entusiasmo su di lui, perché lo sentì barcollare appena sotto il suo peso.
" Tomoko... È un piacere vederti. "
Disse Joseph, con tono gentile, abbracciandola delicatamente. La sua voce era più sottile, meno profonda, provata dal tempo come tutto il suo corpo. Tomoko lo lasciò andare e si allontanò di un passo, per guardarlo attentamente. Era invecchiato parecchio, Joseph. Ma a lei non importava. Nei suoi occhi vedeva ancora quell'uomo brillante e gentile di cui si era perdutamente innamorata tanti anni prima, il padre del suo amato figlio, la persona che l'aveva fatta soffrire così tanto, eppure non aveva mai potuto allontanare dal suo cuore. Era incredibile, poterlo rivedere dopo così tanti anni. Tomoko aveva paura che potesse essere tutto un sogno. Doveva essersi addormentata, e quello era solo uno degli altri molti sogni che aveva fatto su quell'uomo.
Eppure, non era come i suoi sogni. In fondo, Joseph non era più l'uomo alto e forte che aveva conosciuto e che aveva sempre sognato, era provato dall'età, l'aria sempre carica di forza ed orgoglio sostituita da un'espressine dolce e serena, la sua mano ancora poggiata sul braccio di Josuke, che lo stava aiutando a sorreggersi. Tomoko si prese un secondo per guardare quella scena, suo figlio che sorreggeva con un braccio il padre che non aveva mai conosciuto, e che lei aveva tanto desiderato che potesse incontrare. Erano così simili, in fondo. Ora, vedendoli uno di fianco all'altro, Tomoko riusciva a vedere quanto il colore e la luce nei loro occhi fosse quasi uguale, come aveva detto tante volte a Josuke durante gli anni.
" Io... ciao, Joseph. Venite... venite dentro. Siediti, forza. "
Tomoko li accompagnò in casa, cercando di nascondere le mani che tremavano e la voce debole, provata dall'emozione. Quella scena, tutti e tre dentro la sua casa, Josuke che aiutava delicatamente Joseph a sedersi sul divano, quello era tutto ciò che lei aveva sempre desiderato, e anche di più.
Aspettò che Joseph fosse comodo, per poi guardarlo ancora. Stava cercando lentamente di riprendersi, e si ricordò in quel momento che c'era qualcosa di estremamente importante che doveva fare. Voleva parlare con Joseph, voleva sapere di lui, tornare a quel tempo in cui avevano passato giornate intere a parlare assieme, ma c'era qualcosa di assoluta importanza che aveva la priorità su tutto. Tomoko si piazzò davanti a Joseph, seduto sul divano, e lo guardò con un sorriso delicato.
" Joseph? "
L'uomo alzò lo sguardo su di lei, e sorride delicatamente, appoggiò entrambe le mani alle proprie ginocchia, e inclinò appena appena la testa di lato.
" Dimmi, Tomoko. "
Lei sorrise ancora, e poi, senza preavviso, alzò una mano, mollando un sono ceffone sulla guancia di Joseph.
Josuke, che stava andando i cucina a prendere da bere, si voltò di scatto sentendo il rumore dello schiaffo. Joseph si tenne la guancia con una mano, senza riuscire a nascondere la sorpresa.
Tomoko, invece, si sentiva estremamente soddisfatta. Sospirò di sollievo, e incrociò le braccia, un sorriso più disteso sul volto.
" ... Me lo meritavo. "
Commentò solo Joseph, per poi ridere a bassa voce. Tomoko rise piano a sua volta, e vide Josuke tornare in cucina scuotendo lentamente la testa.
" Sì, te lo meritavi. Ma ora, raccontami tutto. È un sogno averti qui. "
Riprese lei, sedendosi tranquillamente al suo fianco, e allungando un braccio per circondare le sue spalle. Joseph sorrise, e annuì lentamente.
" Mi dispiace. "
Disse a bassa voce, abbassando appena la testa. Tomoko sorrise appena, e scosse la testa un paio di volte.
" Lo so. Ora dimmi, cos'hai fatto di bello in questi anni? "
" Oh, fin troppe cose, mia cara... "
Tomoko si mise a chiacchierare con lui, lasciando che il tempo scivolasse via. Era tutto troppo limpido, per essere un sogno. Era tutto troppo vero, tangibile, un'eco di una vita che non aveva avuto, ma che aveva tanto desiderato. Ed era tutto molto, molto più bello di qualsiasi sogno lei avesse mai fatto.